‘Alice nel Paese delle Meraviglie’ di Lewis Carroll

La piccola Alice siede fuori in giardino, su una panchina, accanto a sua sorella. Si sta annoiando tantissimo. Tutto ad un tratto, la sua attenzione viene catturata da un coniglio bianco. Nulla di strano, se non fosse che questo coniglio indossa un panciotto e corre tutto trafelato chissà dove, lamentandosi di essere in ritardo.

alice nel paese delle meraviglie libro recensione
Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll
BUR
02-04-2015, pp. 368
ISBN: 9788817080897
Prezzo: 16.00 €
Titolo originale: Alice in Wonderland
Ma se non sono la stessa, allora il problema è: chi diavolo sono? Ah, questo è il grande indovinello!

La piccola Alice siede fuori in giardino, su una panchina, accanto a sua sorella. Si sta annoiando tantissimo. Tutto ad un tratto, la sua attenzione viene catturata da un coniglio bianco. Nulla di strano, se non fosse che questo coniglio indossa un panciotto e corre tutto trafelato chissà dove, lamentandosi di essere in ritardo. Sbigottita, Alice lo guarda con tanto d’occhi, mentre quello controlla l’ora dell’orologio da taschino. Subito decide di seguirlo, tuffandosi persino dentro la tana, dove il Bianconiglio è comparso.

Qui inizia una caduta che sembra infinita, tanto che Alice teme di spuntare dall’altra parte del mondo, in Neo Zelanda o in Australia. Mentre scivola lentamente (o velocemente?) verso il basso, circondata da pareti fatte di scaffali e di pensili, pieni di libri e di porcellane, si ha subito il sospetto che l’avventura in cui sta per capitombolare non abbia nulla di convenzionale.

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Illustrazione di John Tenniel (1890)

E difatti è così. Incontrerà pesci e ranocchi in livrea (con tanto di parrucche incipriate); bruchi che fumano il narghilè e stregatti che scompaiono; cappellai che prendono il tè con lepri marzoline e ghiri; giardinieri che si affannano a dipingere di rosso rose bianche. Assaggerà alimenti che la faranno diventare un gigante, altri che la rimpiccioliranno. Farà conoscenza con la Regina di Cuori, sempre pronta a tagliar la testa a qualcuno, e con il Re, che assolve sempre tutti. Giocherà delle partite a croquet davvero singolari, con mazze fatte da veri fenicotteri, e ballerà la quadriglia delle aragoste. Verrà a sapere di un tempo che non vuol far più nulla di quello che gli si domanda e che segna sempre le sei del pomeriggio. Intavolerà le discussioni più bizzarre e apparentemente sconclusionate, in un viaggio che, a tratti, assume più i contorni di un incubo.

Ricordati di non perdere mai la calma.”

Alice nel Paese delle Meraviglie, pubblicato nel 1865, è un romanzo che colpisce per la sua particolarità. Inventato (e poi messo nero su bianco) da Lewis Carroll per Alice, una delle tre sorelline Liddell, è un concentrato di logica, matematica, giochi di parole, figure retoriche, filastrocche, canzoni, satira e riferimenti a fatti e personaggi dell’epoca vittoriana, che una traduzione italiana pressoché fedele risulta un’impresa titanica – a meno di corredare il testo di un numero spropositato di note. Nonostante questi limiti tecnici, Alice ne Paese delle Meraviglie, resta un romanzo godibile e che merita d’esser letto.

Auguri di Buon Non-Compleanno a tutti!

3 comments on “‘Alice nel Paese delle Meraviglie’ di Lewis CarrollAdd yours →

  1. La tua recensione è meravigliosa. Alice Nel Paese delle Meraviglie un romanzo che dice molto, sempre, a qualsiasi età.
    Catapulta in un mondo quello della fantasia che è meraviglioso.
    Sarà un caso che le mie amiche più care mi chiamino prorpio così?

    1. ^^ Grazie, davvero. Sì, credo che sia un romanzo per certi versi sottovalutato. I dialoghi tra Alice e i vari personaggi non sono poi così senza senso. Però è come se questo senso tu non riuscissi a coglierlo del tutto. E non so se sia dovuto alla traduzione. Mi sono ripromessa di rileggerlo in inglese (un’edizione corredata da note, perché altrimenti siamo punto e a capo!).
      Forse è tutto questo non detto e lasciato alla sensibilità del lettore che dà al libro un alone di incubo, un qualcosa di inquietante. Come dico sempre in questi casi, “fa molto Tim Burton”.
      🙂 C’era qualcuno che chiamava Alice anche me, sono passati tanti anni.

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