‘Gli anni della leggerezza’ di Elizabeth Jane Howard

Quello dei Cazalet, è un mondo fatto di cameriere e domestici, di cuscini di seta e di partite di tennis, di riti che si ripetono sempre uguali, quali segni distintivi di uno status che si cerca di conservare, fieramente. È come essere ammessi in un tempo lontano e perduto, cui si guarda con un misto di nostalgia, affascinati.

gli anni della leggerezza recensione
Gli anni della leggerezza di Elizabeth Jane Howard
Fazi
10 settembre 2015, pp. 606
ISBN: 9788876255564
Prezzo: € 18,50
Titolo originale: The Light Years
Siamo fatte per vivere delle vite insulse… niente di strano se mi annoio a morte.
Gli anni della leggerezza di Elizabeth Jane Howard è, principalmente, un romanzo che racconta le donne, e lo fa in maniera franca, senza tanti fronzoli.

I Cazalet sono una benestante famiglia inglese, dedita al commercio del legname. Dei tre figli maschi del capostipite, William Cazalet, i primi due, Hugh e Edward, sono impiegati nell’azienda, mentre il terzo, Rupert, fa l’insegnante, continuando a coltivare il sogno di diventare un grande pittore. Ognuno si è costruito la propria famiglia, qualcuno due volte. La figlia femmina, invece, Rachel, ha deciso di non sposarsi e continua a vivere con e per i genitori.

Ne Gli anni della leggerezza seguiamo i Cazalet nelle estati del 37 e del 38. Il loro, è un mondo fatto di cameriere e domestici, di cuscini di seta e di partite di tennis, di riti che si ripetono sempre uguali, quali segni distintivi di uno status che si cerca di conservare, fieramente. È come essere ammessi in un tempo lontano e perduto, cui si guarda con un misto di nostalgia, affascinati.

Ma, in questo tuffo nel passato, c’è molto di più.

Ci sono le donne, raccontate in tutti limiti imposti dalla società. Se da un lato ci sono quelle che possono permettersi di spendere decine di sterline per un vestito, dall’altro c’è chi deve fare bene i conti, prima di investire anche un solo scellino: è la punizione per non aver sacrificato sé stesse sull’altare del matrimonio, perché:

Se un matrimonio non è l’unica carriera della moglie, non può essere un buon matrimonio.

Le donne sono costrette a mettere da parte le proprie aspirazioni, per dedicarsi al mestiere di moglie e di madre, incanalando le proprie ambizioni in attività in linea con il loro nuovo status. Devono rinunciare a sé stesse in cambio della sicurezza e degli agi derivanti dal fatto di essere una coppia. Le donne nubili? Commiserate e trattate con condiscendenza. Di certo non hanno bisogno di molti soldi, essendo sole, come se per una donna fosse meno costoso procurarsi un tetto, del cibo e dei vestiti. Perché, a conti fatti:

La vita era una gigantesca trappola predisposta dagli uomini.

Donne incomprese, che vivono il sesso come una costrizione, scotto da pagare per la sicurezza che hanno messo al dito. Donne che non voglio avere un (altro) figlio, che si affidano o vorrebbero affidarsi alla contraccezione, che non vogliono una gravidanza e che hanno paura del parto. E gli uomini non capiscono: non capiscono perché le proprie moglie non siano soddisfatte delle vite che conducono, perché non vogliano un (altro) figlio, perché temano il parto. Uomini che non danno peso all’educazione delle proprie figlie, preoccupandosi, invece, di quelle dei figli. Alle femmine la cultura non serve, è un accessorio di cui possono fare a meno. E la nuova generazione ha già capito:

Meno male che non era una donna! Doveva portare una gonna, essere più debole, non fare mai cose interessanti come esplorare il Polo Sud o partecipare ad una gara automobilistica.

A questo disarmante quadro, che vede alternarsi la vecchia e la nuova generazione di Cazalet, si aggiunge, in sottofondo, la paura dello scoppio di un’altra guerra. Ai timori di chi ha vissuto il primo conflitto mondiale in prima persona, portandone i segni addosso, si affiancano quelli di chi la guerra l’ha subita, passivamente, a casa, e quelli di chi, pur non avendola vissuta e a dispetto della giovane età, ha la sensibilità necessaria per capire che cosa significa guerra.

Sì, c’è un non so che di toccante e straziante insieme a vedere la nuova generazione vivere gli ultimi scampoli degli anni della leggerezza, per sottomettersi alla brutalità dell’età adulta.

Un romanzo sontuoso ed elegante, spietatamente reale. Splendido.

Potete leggerne un estratto qui.

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