“Hunger Games” di Suzanne Collins

America post-apocalittica (Panem): il regime di Capitol City mantiene il potere sui dodici distretti del paese indicendo ogni anno gli Hunger Games, un reality all’ultimo sangue, dove ventiquattro bambini devono uccidersi l’un l’altro.

hunger games libro recensione
Hunger Games di Suzanne Collins
Mondadori,
2012, pp. 376
ISBN: 9788804621614
€ 14,90
Titolo originale: Hunger Games

Se tornerò a casa, sarò talmente ricca che potrò pagare qualcuno che me lo curi [l’orecchio].”

America post-apocalittica (Panem): il regime di Capitol City (capitale del paese) mantiene il potere sui dodici distretti del paese indicendo ogni anno gli Hunger Games, un reality all’ultimo sangue, dove ventiquattro bambini, tra i dodici e i diciotto anni e due per ogni distretto, devono uccidersi l’un l’altro.

Katniss ha diciassette anni e vive nell’undicesimo distretto, quello del carbone, la cui gente, così come quella di altri distretti, vive in condizioni di estrema povertà. Ha perso padre, minatore, in una esplosione e, da allora, deve badare al sostentamento della madre e della sorellina. Sono cinque anni che caccia, illegalmente. Quando dall’urna per la mietitura per i settantaquattresimi Hunger Games viene estratto il nome di sua sorella, subito si offre di prendere il suo posto.

Se fino a questo momento la madre e la sorella non potevano assolutamente sopravvivere senza di lei, adesso non ci sono problemi: la malandata capra di Prim fornisce latte in abbondanza e la madre produce alcuni medicinali, dalla cui vendita ricava qualche soldo. Improvvisamente, se la caveranno alla grande!

D’altronde Katniss è una che la sa lunga: al mattino, quando si alza, prima mette gli scarponi da caccia e poi s’infila i pantaloni. Inoltre, ha momenti di estrema genialità: se non si può accendere un fuoco, per far cuocere la zuppa, basta mettere una pentola su dei sassi roventi. Quando l’ho letto, ho pensato: l’Africa è salva! Grande stima per la sua mira con l’arco: le basta voltarsi a casaccio e scoccare una freccia perché questa quasi centri al cuore un’altra concorrente. No, no, non è un colpo di fortuna: lei voleva proprio mirare lì. Un vero portento! Dice di non essere capace di mentire, eppure si cala con scioltezza nelle dinamiche del reality, ben felice di assecondare la messinscena amorosa con Peeta pur di accaparrarsi il favore del pubblico e degli sponsor.

Photo: Warner Bros. Pictures
Ora, non vorrei dilungarmi troppo, sciorinando la quantità di sciocchezze che mi è toccato leggere. Al di là delle dinamiche da reality, tutto il resto del libro è deludentemente inconsistente.

Nessun genitore accetterebbe senza un lamento di veder versare il sangue dei propri figli. Nessuno. Neppure nella fame e nella disperazione più nera. Non esiste che la gente dei distretti (per ben settantaquattro anni!) non si sia mai ribellata ad una tale barbarie.

Photo: Warner Bros. Pictures

Un regime si serve dei bambini, non li uccide. Li coltiva, educandoli e plasmandoli a suo piacimento. Se deve uccidere qualcuno, uccide le persone di carisma, leaders che possono infuocare le masse, spingendole a ribellarsi.

Certo, si potrebbe obiettare che Katniss è figlia della propaganda del regime: per lei il reality è normalità e ci si adatta come il più ben disposto dei fantocci. Non si pone il problema dei coetanei che dovrà uccidere, o se sia giusto o sbagliato. Ciò che le preme è adempiere egregiamente al suo ruolo di concorrente, facendo quanto le è possibile in tal senso. Lo si capisce dalla sua ossessione per le telecamere, che sicuramente la stanno inquadrando in questo o in quel momento.

La sua è una recita costantemente basata sull’impressione che vuole fare sul pubblico e sugli sponsors, conscia della ricchezza e della notorietà che l’attendono se vincerà gli Hunger Games. Non è una ragazza forte e decisa, è un’insopportabile gatta morta, arida e incapace di pensare con la propria testa. L’essere è sacrificato sull’altare dell’apparire e del profitto personale. E in questo, non è poi così diversa da tanti giovani d’oggi. Purtroppo.

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