“La vegetariana” di H. Kang

La vegetariana, vincitore del Man Booker International Prize 2016, narra la vicenda di Yeong-Hye, una giovane donna coreana che, a seguito di un sogno, diventa vegetariana.

la vegetariana recensione
La vegetariana di Han Kang
Adelphi Edizioni
2016, pp. 177
ISBN: 9788845931215
€ 18,00
Titolo originale: 채식주의자
“Così era finito tutto. Da quel giorno le loro vite non sarebbero mai più tornate quelle di prima.”

La vegetariana, vincitore del Man Booker International Prize 2016, è il primo romanzo di Han Kang tradotto in italiano. La storia, che copre un arco di tre anni, narra la vicenda di Yeong-Hye, una giovane donna coreana che, a seguito di un sogno, diventa vegetariana.

A raccontare questa sua scelta e le conseguenze sono tre persone diverse: il marito, il cognato e la sorella. È attraverso di essi che si conoscono Yeong-Hye e il suo vissuto, capendo il perché di una scelta che tutta la famiglia vede come uno sciocco capriccio e che determinerà la distruzione della ragazza.

“Se smetti di mangiare care, il mondo farà di te un sol boccone.”

Questo è un romanzo tosto, da leggere con attenzione. In poche pagine vengono affrontati svariati temi e, credo, dato un quadro esauriente della società coreana, con le sue regole e le sue aspettative.

Per una cultura come la nostra (occidentale), che si basa sull’espressione dell’individualità, può essere difficile assimilare quanto raccontato nel libro. Bastano poche pagine per capire che la cultura coreana (orientale) è molto diversa: per il marito di Yeong-Hye essere ordinario è una vera e propria esigenza. È il requisito basilare per il successo sociale. Così, in una cultura improntata sulla collettività, dove non c’è spazio per il singolo e i suoi desideri, come può essere l’esistenza di una donna? Un vero inferno. La donna è solo un mero oggetto, che deve sottostare alla volontà del padre, prima, e a quella del marito, poi.

“Non c’è niente di male nello starsene zitti; in fin dei conti, non è questo che ci si aspetta tradizionalmente dalle donne, che siano modeste e riservate?”

La vegetariana mette a confronto le regole e le aspettative della società col desiderio di ciascuno di noi di vivere la vita che vorremmo. Ognuno di noi deve poter scegliere cosa sente più giusto per sé stesso, sia esso vegetariano o un artista o una sorella. Per Yeong-Hye il non poter esprimere la propria individualità si sfoga in un odio profondo per la carne. La sua scelta viene vista dal marito e dalla famiglia come un atto di ribellione inaudito e al quale bisogna rimediare. Il non essere padrona neppure del proprio corpo spinge la ragazza alla pazzia e all’autodistruzione. È una parabola discendente straziante.

Bello il confronto tra le due sorelle. La presa di consapevolezza di In-Hye è estremamente toccante:

[…] adesso poteva ammettere con se stessa come stavano davvero le cose. Non era più in grado di far fronte a tutto ciò che la sorella le ricordava. Non aveva saputo perdonarle di essersi involata da sola al di là di un confine che lei non era mai riuscita a varcare, non aveva saputo perdonare quella meravigliosa irresponsabilità che aveva permesso a Yeong-hye di liberarsi dalle costrizioni sociali, lasciandola indietro, ancora prigioniera. E prima che Yeong-hye spezzasse quelle sbarre, lei non sapeva neppure che esistessero.

Un romanzo profondo, che lascia il segno e che chiama alla riflessione.

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