“Niente donne perfette, per favore”, lettere da Jane Austen

‘Niente donne perfette, per favore. Lettere di profonda superficialità’, ovvero: divenire Jane Austen. Dalla fanciulla che si affaccia alla vita, alla scrittrice affermata e consapevole delle proprie capacità. Ventitré lettere per conoscere l’autrice di Orgoglio e Pregiudizio, Ragione e Sentimento, Emma, …

Recensione

Niente donne perfette, per favore recensione
La Saggezza è meglio dell’Arguzia, e sul lungo periodo la spunta sempre.

Niente donne perfette Jane Austen Recensione
Niente donne perfette, per favore. Lettere di profonda superficialità” di Jane Austen. L’Orma Editore (11 novembre 2016), ISBN 9788899793111, 64 p., 5€.

Niente donne perfette, per favore è una delle ultime aggiunte alla collana I pacchetti de L’Orma Editore. Questo delizioso volumetto — splendidamente curato — raccoglie ventitré delle centosessanta epistole che restano di Jane Austen, abbracciando un arco di tempo di ventuno anni, dal 9 gennaio 1796 al 29 maggio 1817. Scelte con cura, queste lettere intendono accompagnare il lettore lungo un percorso volto a mostrare la maturazione di Jane come donna e come scrittrice, dalla fanciulla che si affaccia alla vita, alla scrittrice affermata e consapevole delle proprie capacità. È un percorso sapientemente congegnato e affatto scontato, che offre più di uno spunto di riflessione.

Il genio della scelta

La prima parte della raccolta si apre con una Jane giovanissima, appena ventunenne, spensierata e impertinente. Una gioia di vivere travolgente. Nei suoi modi appassionati sembra quasi di rivedere Marianne Dashwood.

“… ho quasi timore a confessarti come ci siamo comportati il mio amico irlandese [Tom Lefroy] ed io: immaginati le danze più dissolute per la stanza e le più scandalose tenerezze sulle sedie.”

È una Jane acerba, ancora alla ricerca di sé stessa, che la morte del padre costringe a prendere coscienza della condizione precaria cui sono soggette le donne nubili. E forse è questo la spinge a cercare di fare della penna lo strumento della sua emancipazione.

Il talento della saggezza

Nella seconda parte, dopo la pubblicazione di Orgoglio e Pregiudizio (1813), Jane diviene sempre più sicura e consapevole del proprio valore. La ritroviamo più Elinor che Marianne. È più posata, concreta. Nei consigli che dispensa alle nipoti è estremamente franca. A volte persino spietata.
Ad Anne Austen, che vuole intraprendere anch’essa il mestiere di scrittrice, non risparmia le critiche, pur sapendo che saranno «più di quante potrai gradire», tornando a ripeterle più volte di lavorare sulla plausibilità di trama e personaggi:

“Tre o quattro famiglie in un villaggio di campagna sono il materiale migliore con cui lavorare”.

Ma sono le lettere alla nipote Fanny Knight, quelle via via più toccanti. Nonostante abbia imparato sulla sua pelle che «le donne nubili hanno una spaventosa tendenza a essere povere», ancora invita la nipote a pesare con la dovuta cura la sua decisione, perché

“qualsiasi cosa è preferibile e più sopportabile di un matrimonio senza autentico affetto”.

Ma soprattutto, le assicura che

“Nel corso dei prossimi due o tre anni incontrerai qualcuno ineccepibile dalla testa ai piedi, più di chiunque altro tu abbia mai conosciuto prima, che ti amerà con maggior fuoco di quanto lui abbia mai fatto, e che ti affascinerà in ogni suo aspetto e con tale forza che sentirai di non aver mai davvero amato prima”.

A pensare che a vergare questa frase è una Jane malata e alla quale resta ormai poco da vivere (morirà 4 mesi più tardi), mi si stringe il cuore. Quella che scrive non è più la giovane donna che ballava spensierata con Tom Lefroy. È ciò che la società chiama con disprezzo ‘zitella’: una donna di quarantun’anni, senza alcuna prospettiva. Una fallita. Che i suoi romanzi vadano a ruba, non fa alcuna differenza.

È con tristezza e rinnovato affetto che si accarezzano le lettere conclusive. Confortati dalla consapevolezza che il suo genio è ben lontano dall’affievolirsi, e che la sua saggezza continua ad ispirare intere generazioni di ragazze e donne, fiere di chiamarsi janeites. La sua, è un’eredità da custodire. A presto!

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