Se togli l’abito, alle maniere
Chi può conoscere il cavaliere?

Si fecero insegnare la via del Santuario, e s’incamminarono su per l’erta lastricata con certi ciottoli così aspri che si contavano sotto le suole.
Dopo il primo tratto, Gaudenzio, che era innanzi, si fermò per tirare il fiato, e cominciò a levarsi il cappello e strofinarsi la boccia sudata. — Dinci, che strada de cravon! — e guardò l’altro tratto che svoltava ancora più ripida incassata fra le muraglie.
Pella, Omegna, Orta San Giulio: esiste forse meta più desiderata per le proprie vacanze?
Ecco, quindi, che Gaudenzio e la sua bella Martina, sfiancati dall’afa delle risaie della Lomellina, chiudono bottega e partono alla volta del refrigerio della riviera di Orta. Dopo tanta fatica nella drogheria di famiglia, si meritano qualche giorno di meritato riposo e svago tra cultura e rinfrancanti passeggiate all’aperto.
Martina, busto, abito di seta, cappello a tesa larga e brillocchi in vista, indossa fieramente gli stivaletti migliori e gli orecchini di brillanti. Gaudenzio già si prefigura le belle e ristoranti camminate all’aria aperta. Sono venti anni che rimandano questo viaggio.
Ma, ahimè, la tanto agognata villeggiatura si rivela ben presto tutt’altro che piacevole. Lo stivaletto comincia ad essere molesto, le scarpinate troppo erte, gli altri villeggianti una piaga. Al diavolo la campagna e tutti i suoi sostenitori! Si sta così bene a Sannazzaro de’ Burgundi!
Gli sprovveduti e goffi coniugi Gibella, alla prima vacanza della loro vita, ne combinano di tutti i colori e Achille Giovanni Cagna si diverte a raccontare «i malanni e gli inconvenienti della [loro] villeggiatura»: una collezione di disavventure tragicomiche degna di Fantozzi.
È evidente la burla verso i “neo ricchi”, verso quanti vogliono apparire per ciò che non si è. E, in tal senso, Achille Giovanni Cagna regala una carrellata di personaggi di pregio. Risate assicurate. Vedi, ad esempio, il maggiordomo che, volendo emulare il proprio padrone (che nel mentre è in vacanza in Scozia…), se ne va in riviera vestito come un principe, atteggiandosi a gran signore; in realtà, ha speso tutti i pochi risparmi proprio in quell’abbigliamento e non ha quindi una lira. Essere ammirato da quanti lo incrociano basta, però, a soddisfare il suo ego.
Coi suoi risparmi si fece vestire a punto e virgola sull’ultimo figurino, prese addirittura il soprabito del suo padrone che gli andava come un guanto, e per darsi un tono di più alto lignaggio, si mise a far lutto senza una ragione al mondo, fasciandosi il braccio con quella gramaglia, che in mente sua aveva il sussiego di un lutto da famiglia regnante.
Così bardato, truccato, armato di cannocchiale, era venuto a fare il minchione sulla riviera, viaggiando in prima classe, alloggiando nei primari alberghi, tanto per dare una sfogata a quella sua fregola di fare il gentiluomo, sciupando così in quella sua bessaggine i pochi quattrini racimolati a furia di spazzolare abiti, e far delle riverenze nelle anticamere.
Alpinisti ciabattoni (1888) si burla questi neo-piccoli-borghesi che si sentono dei ricchi, vogliono fare i ricchi, ma non hanno nulla a che vedere coi veri ricchi.
Hanno raggiunto una certa sicurezza economica, però non hanno studiato e non hanno alcuna cultura mondana. Possono permettersi di gestire il proprio tempo, magari di andare in vacanza, ma non sanno come farlo. Non hanno la giusta preparazione. Come uno che parla per anni di avere uno Yatch e quando ce l’ha tra le mani non sa neanche come accenderlo.
Martina e Gaudenzio Gibella sono l’emblema della fetta della popolazione che pur elevandosi e cercando di adattarsi a un nuovo stile di vita, non ce la fa: rimane intrappolata nella propria condizione sociale. “Ti te sarè semper un asen!” arriva a dirsi Gaudenzio. I due fanno tenerezza, compassione. L’immagine dei poveri Gibella sul battello, seduti all’aperto – all’acqua, al vento e al gelo – che dopo un’ora scoprono che tutti gli altri sono dabbasso, al riparo e al caldo, fa allargare le braccia e stringere il cuore.
Il momento in cui lo stesso Gaudenzio si rende conto dei propri limiti, è il più tragico dell’intero racconto.
Non ce la possono fare. Pur avendo raggiunto una certa sicurezza economica, sono ancora lontani da una visione più ampia della vita. Il benessere economico non basta a colmare il gap culturale con i veri borghesi, con quelli che da sempre possono permettersi di impiegare il tempo a proprio piacimento. Non ne hanno la cultura, il sapere, l’educazione. Gli manca l’emancipazione culturale. Ecco, allora, che fanno per imitazione, ma non capiscono quello che fanno: non possiedono la giusta preparazione. Sono, appunto, dei “ciabattoni (“scalatori incerti”, “neofiti”).
Ma i Gibella non vedevano che l’ora di tornare a casa.
L’imbarco, la traversata del lago, la partenza sul treno da Gozzano, tutto il viaggio, insomma, passò senza un rimpianto, senza un pensiero a quei luoghi ameni, che erano stati il loro sogno di tanti anni.
Via, via! a casa, come in fuga, incalzati dall’unico desiderio di riparare sotto il loro tetto, bramosi non d’altro che di obliare al più presto, che oltre il confine del loro paesuccio, si agitasse il resto del mondo.
Alpinisti ciabattoni è disponibile anche in formato audiolibro sul sito della Rai, curato dalla trasmissione Ad Alta Voce.
Parliamone!
Era davvero tantissimo tempo che non ridevo così di gusto leggendo un libro. Ci voleva proprio. Non si può solo vivere di letture esistenziali. Bisogna coltivare anche una visione umoristica della vita, aiuta la resilienza. Voi avete letto questo Alpinisti Ciabattoni? Cosa ne pensate?
Cosa state leggendo in questo momento? Avete qualche libro da consigliarmi?
Ti è piaciuto questo post? Pensi ti sia stato di aiuto?
Per me è importante sapere di essere in qualche modo d’aiuto a chi sceglie di svagarsi qualche minuto in compagnia del mio blog. 🤗 Grazie per il tempo che hai trascorso tra queste pagine, davvero.
Se questo post ti è piaciuto e/o ti è stato utile, offrimi un caffè! Te ne sarò grata. Per me è importante.
Spero tornerai ancora a trovarmi! Scrivimi pure se hai voglia di fare




0 comments on ““Alpinisti Ciabattoni” di Achille Giovanni Cagna: diario della piccola borghesia in viaggio”Add yours →