Avvento letterario 2017: #5 E’ un po’ come tornare a casa

Come dice il professor Bhaer: certi libri sono così familiari, che leggerli è come tornare a casa.
Con Jack e Jill è proprio così.

Nella casellina di oggi un brano da un romanzo di una delle mie scrittrici preferite: Louisa May Alcott. Inizialmente, volevo proporvi qualcosa da Piccole Donne, ma mi è sembrata una scelta un po’ scontata e poi, di questo passo, finirà per venirvi a noia, casa March. Così ho optato per un altro dei suoi romanzi, forse non particolarmente conosciuto: Jack e Jill.

Jack e Jill romanzo Alcott

Jack e Jill è il senza dubbio il romanzo più corale della Alcott, perché partendo dai due protagonisti principali, in realtà l’autrice porta in scena l’intera gioventù di Harmony Village.

Così, dalla sciagura iniziale dei due ragazzi, passo passo, seguiamo Frank e la sua passione per le macchine a vapore, Ralph e il suo sogno di diventare un artista, Merry e la sua inclinazione per il bello. Ogni personaggio ha qualcosa di familiare; la piccola Jill ricorda Jo March, Ed sembra Beth, la signora Minot è la signora March.

Ci si affeziona subito a questo piccolo villaggio di paese, perché,  come dice il professor Bhaer: certi libri sono così familiari, che leggerli è come tornare a casa.

Il brano che vi propongo è tratto dal capitolo Sorprese e, ovviamente, racconta il Natale dei ragazzi. Siamo quasi all’inizio del libro, è passato pochissimo dall’incidente di Jack e Jill.

Sorprese

Le emozioni della giornata erano state troppe ed i ragazzi stavano diventando eccitabili. È probabile che avrebbero aggiunto uno spiacevole litigio all’elenco delle belle sorprese del giorno, se non fosse stato per l’allegro fischiettare di Ralph, che entrò per accendere le candele e dare l’ultimo tocco artistico alla camera.
«Ebbene, come va, ragazzi? Vi state divertendo?» domandò, mentre sistemava la scaletta e vi saliva sopra con un fiammifero acceso in mano.
«Molto, grazie» rispose un’altezzosa vocina nell’ombra, poiché solo la luce del fuoco illuminava la stanza in quel momento.
Jack non disse nulla. Nascosti dal buio, i due visini, imbronciati ed accaldati, guardarono una candela via l’altra crepitare, animarsi e risplendere, sino a che le tremule ombre si dileguarono come folletti intimoriti dalla luce.
«Ora può vedermi e so che è dispiaciuto» pensò Jill, mentre Ralph faceva l’ultimo giro, lasciando un’altra fila di luci tra i rami dell’abete.

Jack pensava la stessa cosa e l’espressione corrucciata sul suo viso era appena svanita, quando Frank entrò con un nuovo ceppo e dal camino si levò una splendida fiammata, che illuminò ogni angolo della stanza, danzando sulle due figurine nelle sedie a sdraio finché furono ben in vista, che lo volessero o meno. Di lì a poco il campanello cominciò a suonare e dabbasso si udì un vociare allegro; Jill non poté evitare di sorridere udendo Molly Loo esclamare come suo solito: «Oh, Cielo, dov’è quella ragazza!», e Jack finì per battere il tempo sentendo la marcia suonata da Ed, mentre Frank e Gus schieravano le truppe.
«In marcia!» gridò la signora Minot e, finalmente, quel battaglione d’impazienti ragazzi e ragazze, belli negli abiti della festa e con la medesima espressione in volto, marciò al piano di sopra. Fu un «O-o-o-o-h» all’unanimità quello che proruppe dalle venti bocche, quando tutto lo splendore dell’albero, della stanza e dei suoi pazienti si palesò davanti a loro occhi; non solo per il grazioso bambinello Gesù che si librava in alto, ma anche perché Babbo Natale in persona stava accanto all’abete, bardato nella pelliccia, con la barba bianca ed una leggera spruzzata di neve (ottenuta con lo spolverino della farina).

Ralph era un buon attore e, quando il primo momento di sbalordimento fu passato, distribuì i regali con discorsi così buffi, scherzi e saltelli, che la stanza risuonò d’allegria e in strada più di un passante si fermò a porgere l’orecchio, certo che almeno lì si stesse festeggiando un Natale felice. Sarebbe impossibile raccontare di tutti i regali e della gioia provata da chi li ricevette, basti dire che ognuno ne rimase soddisfatto, ed il re e la regina della festa furono sommersi a tal punto dai piccoli gesti di benevolenza, che i loro letti parvero le bancarelle di una fiera. Jack sorrideva radioso sfogliando il bell’album di francobolli che aveva a lungo desiderato e Jill si sentiva miliardaria, con un coltello da frutta d’argento, un grazioso cestino da lavoro e ― oh, dopo tutto quello che gli aveva fatto e detto! ― un anellino da parte di Jack. Era una cosina molto semplice, un cerchietto con un nontiscordardimé turchese. Qualcosa di simile ad una goccia di rugiada vi cadde sopra, quando nessuno guardava ed ella desiderò dirgli: «Mi dispiace, ero arrabbiata; perdonami, Jack». Ma non poteva farlo in quel momento, perciò cominciò ad ammirare gli altri regali: le pantofoline di Merry; i vasetti di giacinti, di gerani e di viole del pensiero che Gus e le sue sorelle le avevano mandato per il giardino pensile sulla finestra; la bizzarra torta di Natale di Molly e la cetra che Ed aveva promesso d’insegnarle a suonare.

L’albero fu presto spogliato e, quando i ragazzi tentarono di staccare i fili rossi, il popcorn si sparpagliò sul pavimento, con qualche mirtillo qua e là a mo’ di condimento. Boo insistette nel voler provare immediatamente lo slittino nuovo, e la spedizione fu animata dallo squittio del cane pezzato, dal suono di una trombetta di latta e dalle grida di gioia del rientro.
Le ragazze indossarono le loro collane e danzarono come eleganti signorine ad un ballo. I ragazzi finirono per confrontare pattini, palle e bottoni, mentre i più piccoli diedero il loro meglio mangiando tutto ciò che gli capitò tra le mani.
I giochi andarono avanti fino alle nove, poi la festa si concluse, dopo essersi presi per mano attorno all’albero ed aver cantato una canzone scritta da qualcuno che voi tutti conoscete…

4 comments on “Avvento letterario 2017: #5 E’ un po’ come tornare a casaAdd yours →

  1. Sbam, mi hai avuta a “come dice il professor Bhaer”: se ho sempre sognato di essere Jo, sogno anche un’anima gemella come il professor Bhaer! Lo sai, quei libri mi hanno influenzato più di quanto io mi renda conto, probabilmente. Credo sia veritiero dire che mi hanno plasmato come persona: quella che sono e quella che vorrei essere. La vita che aspiro ad avere, perfino. Ma sto divagando, perdonami (non sono abituata a tutto questo Piccole donne e mi faccio trascinare facilmente!). Quello che volevo davvero dire, prima che il signor Bhaer mi mandasse in brodo di giuggiole, è che ti ringrazio per questo post! Non conoscevo Jack e Jill e il passo che hai riportato mi ha fatto sentire avvolta in una sensazione che solo Louisa sa trasmettere. Adesso voglio sapere chi ha scritto la canzone… Oh, aspetta, già lo so: stato Ed, vero? 😉
    Grazie ancora e buona serata!

    1. 🙂 La Alcott si riferisce a sé stessa.
      Il personaggio di Ed è dolcissimo, ma ci si affeziona presto a tutti i ragazzi di Harmony Village.
      Credo che la Alcott sia colpevole di aver plasmato molte di noi. Io vorrei aprire una Plumfield!
      Divagare fa bene.
      Grazie a TE e buona serata! 🙂

  2. Ah, allora non lo avevo capito, ma ha senso. 🙂 Una Plumfield! Io non sarei in grado, ma l’idea in sé è bellissima. Direi che la Alcott ha il merito di aver plasmato molte di noi: può essere solo un onore… 😉

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