“Il Grande Gigante Gentile” di Roald Dahl

Questo è stato il mio primo Roald Dahl. Forse ho cominciato col libro sbagliato. Fatto sta che sono molto, molto perplessa. Lungi da me mettere in discussione le innegabili doti di scrittore di Dahl, a lasciarmi dubbiosa è tutto il resto. E adesso vi spiego perché.

grande gigante gentile recensione
Il GGG di Roald Dahl
Salani Editore
2010, pp. 221
ISBN:9788862562256
€ 12,00
Titolo originale: The BFG

È l’ora più buia e silenziosa della notte, l’Ora delle Ombre: piccoli e grandi sono profondamente addormentati, e gli esseri oscuri escono all’aperto.

Sofia non riesce a prendere sonno. Mette gli occhiali dalla montatura metallica, scende dal letto e va alla finestra. Scosta le tende e guarda fuori: nell’immobilità della notte, un individuo gigantesco risale la strada. Indossa una lunga palandrana nera, in una mano regge una grossa valigia, nell’altra quella che sembra una tromba molto lunga e sottile. Sofia lo osserva mentre si ferma davanti ad ogni casa e sbircia attraverso i vetri dei primi piani. Terrorizzata, corre a nascondersi sotto le coperte.

Vi lascio immaginare il suo stato d’animo, quando il gigante la rapisce e la porta nel Paese dei Giganti. Di sicuro vuole mangiarmi, pensa. Ma questo non è un gigante comune, cannibbalo, che ogni notte s’ingozza di popolli: è un gigante gentile, che si nutre solo di cetrionzoli.

Quando viene a sapere delle abitudini alimentari degli altri giganti, Sofia decide che bisogna fermarli una volta per tutte. Il GGG l’aiuterà, ovviamente. Da qui parte un’avventura che coinvolgerà persino la regina Elisabetta, nonché l’esercito e l’aviazione britanniche.

Questo è stato il mio primo Roald Dahl. Forse ho cominciato col libro sbagliato. Fatto sta che sono molto, molto perplessa. Lungi da me mettere in discussione le innegabili doti di scrittore di Dahl, a lasciarmi dubbiosa è tutto il resto.

La parte iniziale del libro mi è piaciuta molto: sembrava una favola, ed ero pronta a lasciarmi trascinare dovunque la trama mi avesse condotta. Poi si è arrivati nel Paese dei Giganti e il GGG ha aperto bocca e l’incantesimo si è spezzato.

Image: Quentin Blake.

Capisco che nel 1982, anno in cui è uscito il libro, in Europa (e nel mondo) il clima politico non fosse dei migliori. Capisco che, ai tempi, la sensibilità sociale fosse diversa. E sicuramente questi due fattori, costituiscono delle attenuanti al mio giudizio complessivo. Tuttavia, non si può negare che questo libro esibisca una neanche poi troppo velata vena razzista. Dove per razzismo, come da definizione da vocabolario Treccani, s’intende:

complesso di manifestazioni o atteggiamenti di intolleranza originati da profondi e radicati pregiudizi sociali ed espressi attraverso forme di disprezzo ed emarginazione nei confronti di individui o gruppi appartenenti a comunità etniche e culturali diverse, spesso ritenute inferiori.

I gallesi sono migliori degli inglesi, sono più succosi e smaccheramellosi, e sanno di gallo, non di plum-cacca. Gli spagnoli sanno di olio e sono pieni di schifezza: nessun gigante li mangia mai. I panamensi sanno di cappello. I colombiani di colomba. Le genti delle Isole Shetland sanno di lana. Quelli di Terranova hanno un gusto di labrador. E la gente di Labrador? Sa di terranova, che domande.

Questi infelici commenti stereotipati su tal o talaltro popolo si ripetono fino all’ultimissima pagina, e raggiungono una delle massime punte con la regina Elisabetta che esclama:

«Passatemi il Sindaco di Bagdad e, se non hanno un sindaco, trovatemi chi gli si avvicina di più».

Vi pare possibile che la regina d’Inghilterra possa fare un’uscita tanto spiacevole? E la conversazione col Sultano, qualche riga più sotto, è anche peggio:

«Ditemi, Sultano, tre notti fa è forse successo qualcosa di spiacevole, lì da voi?»
«Ogni notte succede qualcosa di spiacevole a Bagdad. Si tagliano teste come voi tritate prezzemolo».

Mi sono cadute le braccia.
Image: Quentin Blake.

Inoltre, ci sono altre incongruenze nel corso del libro. Una, in particolare, mi ha strappato un triste sorriso. Il GGG non fa altro che ripetere che lui non mangia nessuna creatura, che si nutre solo di cetrionzoli… e poi si strafoga in quantità industriali di uova al tegamino e di salsicce? Boh, per me c’è qualcosa che non torna.

Personalmente, se avessi dei figli, non so se farei leggere loro questo libro. Credo che prediligerei altre letture. Non ho neppure trovato quella tipica ironia britannica che alleggerisce anche le frecciatine più pungenti. Anche se ho provato simpatia per la parlata strampalata del gigante (la traduttrice ha tutta la mia stima, immagino la fatica che deve aver fatto!), non sono riuscita a provarne né per lui, né tanto meno per Sofia, che mi è sembrata piuttosto insipida. Una delusione, insomma.

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Voi avete letto il GGG, vi è piaciuto? Com’è il vostro rapporto con Roald Dahl? Quale dei suoi libri mi consigliate di leggere la prossima volta? Potete lasciarmi un commento qui sotto, oppure scrivermi su Facebook o Twitter.

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